Guida alla corretta conservazione e utilizzo del farmaco
Le regole generali
Temperatura
Se il foglio illustrativo non specifica nulla, il farmaco va conservato a temperatura inferiore a 25°C, in luogo fresco e asciutto. I farmaci che richiedono il frigorifero vanno mantenuti tra 2°C e 8°C (es. insulina, alcuni colliri, sciroppi antibiotici già ricostituiti), ma non vanno mai posizionati vicino alla ventola, per evitare il congelamento accidentale. Alcuni farmaci non devono mai rischiare il congelamento perché può alterarne irreversibilmente la struttura chimica.
Luce e umidità
La luce (soprattutto UV) può degradare il principio attivo: per questo molti farmaci vanno tenuti nella confezione originale, che li protegge.
L’umidità è nemica soprattutto delle compresse effervescenti, delle polveri e delle capsule: il bagno è quindi il posto peggiore per l’armadietto dei medicinali.
Non buttare la confezione originale
Tenere il farmaco nella scatola con il foglietto illustrativo permette di controllare lotto, scadenza e condizioni di conservazione specifiche in ogni momento.
Dopo l’apertura
Molti farmaci (colliri, sciroppi, creme) hanno una scadenza “dopo apertura” più breve di quella indicata sulla confezione: va sempre annotata o verificata.
Trasporto
In viaggio, si consiglia di evitare il bagagliaio dell’auto, che di solito raggiunge temperature molto più alte dell’abitacolo, e usare borse termiche per i farmaci termosensibili. In aereo, i farmaci salvavita vanno sempre nel bagaglio a mano.
Segnali di allarme
Cambiamenti di colore, odore, consistenza o comparsa di sedimenti sono segnali che il farmaco potrebbe essersi alterato: in caso di dubbio, meglio non assumerlo e chiedere al farmacista.
Curiosità che (forse) non conosci
Blister opaco vs blister trasparente: cosa cambia?
- Blister completamente opaco (non si vede la pillola): indica quasi sempre un farmaco fotosensibile, cioè che si degrada se esposto alla luce. L’alluminio opaco lo protegge dai raggi UV.
- Blister trasparente (PVC/PVDC): significa che il principio attivo è stabile alla luce e non richiede protezione fotografica particolare. Attenzione però: trasparente non vuol dire indistruttibile, resta comunque sensibile all’umidità, motivo per cui va tenuto nella scatola di cartone, che fa anche da barriera all’aria.
In sintesi: il tipo di blister non è mai una scelta estetica del produttore, ma una decisione tecnica legata alla stabilità chimica del principio attivo.
Si possono spezzare o frantumare le pillole?
Dipende dal tipo di compressa, e non esiste una regola generale, ma:
- Compresse “normali” (a rilascio immediato): spesso si possono dividere, ma solo se presentano un’apposita linea di frattura (tacca), altrimenti il dosaggio nelle due metà potrebbe non essere uniforme.
- Compresse gastroresistenti: hanno un rivestimento che impedisce al farmaco di sciogliersi nello stomaco, facendolo arrivare intatto nell’intestino. Se vengono frantumate, il principio attivo viene distrutto dall’acidità gastrica, causando un sottodosaggio; il farmaco perde efficacia, non diventa tossico.
- Compresse/capsule a rilascio prolungato o modificato (spesso con sigle come RM, RP, RC, SR): sono progettate per rilasciare il principio attivo gradualmente nell’arco di ore. Se il sistema viene rotto, tutta la dose viene assorbita subito, con rischio di sovradosaggio e tossicità, per il cosiddetto fenomeno del ‘dose dumping’. Questo caso è l’opposto del precedente: il farmaco non perde efficacia, diventa pericolosamente più potente e rapido del previsto.
Quindi la stessa identica azione – spezzare una compressa – può portare a due esiti opposti: farmaco inefficace oppure farmaco tossico, a seconda della formulazione.
E le capsule? Si può aprire l’involucro e ingerire solo la polvere?
- Capsule “semplici” (con polvere secca, senza rivestimento speciale): in alcuni casi il contenuto può essere versato in acqua o cibo, ma solo se il foglietto illustrativo lo consente esplicitamente, altrimenti si rischia comunque un dosaggio impreciso o un sapore sgradevole che compromette l’assunzione.
- Capsule molli (gelatina, contenuto liquido/oleoso): non vanno mai aperte o masticate, perché la dose può alterarsi nell’estrazione del liquido.
- Capsule con microgranuli gastroresistenti o a rilascio prolungato all’interno: qui c’è una trappola comune. Si pensa che aprire ‘solo’ la capsula (senza toccare i granuli) ci metta al sicuro… ma questo è falso: se i granuli vengono masticati o frantumati, anche per ‘errore’, si perde comunque la protezione, con gli stessi rischi visti sopra per le compresse.
Un esempio pratico e reale? L’Omeprazolo (es. Antra®)
Il Prontuario SOFARE della Regione Emilia-Romagna, che raccoglie le indicazioni ufficiali di scheda tecnica per centinaia di principi attivi, riporta per l’omeprazolo un caso emblematico: la capsula può essere aperta per chi ha difficoltà a deglutire, ma il contenuto va disperso in un liquido leggermente acido (succo di frutta, purea di mele, acqua non gassata) e bevuto entro 30 minuti, mescolando appena prima di assumerlo. I granuli gastroresistenti contenuti nella capsula, però, non devono mai essere masticati: è la loro integrità, non quella della capsula esterna, a proteggere il farmaco dall’acidità gastrica.
Non è solo chi lo assume a rischiare: alcuni farmaci sono pericolosi anche solo da toccare
Si pensa spesso che spezzare una compressa sia, nel peggiore dei casi, un problema per chi la deve assumere. In realtà, per alcuni farmaci il rischio riguarda anche chi li manipola – un familiare, un caregiver, un infermiere – se la compressa o la capsula viene aperta o frantumata:
- Micofenolato mofetile (es. CellCept®) e micofenolato sodico (es. Myfortic®), immunosoppressori usati nei trapianti: il Prontuario SOFARE riporta che il principio attivo ha effetti teratogeni dimostrati su animali. Le capsule “non devono essere aperte né rotte per evitare l’inalazione della polvere o il contatto diretto tra quest’ultima e la cute o le mucose”; in caso di contatto accidentale va lavata subito la zona con acqua e sapone e risciacquati gli occhi con acqua corrente.
- Finasteride (usata per iperplasia prostatica benigna e alopecia): la scheda tecnica riportata nel Prontuario specifica che le donne in gravidanza, o che potrebbero esserlo, devono evitare qualsiasi contatto con le compresse spezzate o frantumate, perché il principio attivo può essere assorbito attraverso la pelle e interferire con lo sviluppo di un feto maschio.
La lezione pratica: prima di spezzare o schiacciare una compressa per aiutare qualcuno a deglutirla (es. un anziano, o tramite sondino), vale la pena controllare il foglietto illustrativo anche per la propria sicurezza, non solo per quella di chi la assume, perché non tutti i rischi da manipolazione riguardano il paziente.
Antiepilettici: la tacca non sempre significa “puoi dividere la dose”
Gli antiepilettici sono una categoria in cui sbagliare la manipolazione è particolarmente rischioso, perché un dosaggio impreciso può favorire crisi epilettiche o effetti tossici. Il Prontuario SOFARE riporta due casi che si smentiscono a vicenda, ed è proprio questo il punto:
- Levetiracetam (es. compresse da 1000 mg): la scheda tecnica precisa esplicitamente che la tacca presente sulla compressa ‘serve solo per semplificare la rottura per una più facile deglutizione e non per dividere la compressa in dosi uguali’. Chi la spezza pensando di ottenere due dosi da 500 mg, in realtà non ha alcuna garanzia che le due metà contengano la stessa quantità di principio attivo.
- Oxcarbazepina (es. Tolep®): al contrario, qui la linea di frattura è validata per la divisione, tanto che le compresse “hanno una linea di frattura e possono essere divise per facilitarne la deglutizione”.
- Carbamazepina (es. Tegretol®): lo stesso principio attivo esiste sia in compresse a rilascio immediato (divisibili) sia in compresse a rilascio modificato (RM), che invece non vanno né divise né frantumate; per chi ha difficoltà a deglutire comunque, esiste già in commercio una formulazione alternativa in sciroppo.
La conclusione pratica: la presenza di una tacca sulla compressa non è di per sé una garanzia che dividerla dia due dosi uguali – va sempre verificato cosa dice la scheda tecnica di quello specifico farmaco, perché anche all’interno della stessa classe terapeutica le regole cambiano da molecola a molecola, e persino da una formulazione all’altra dello stesso principio attivo.
Perché alcuni antibiotici sciroppo vanno in frigo solo dopo l’apertura?
Molti antibiotici pediatrici in sospensione arrivano in farmacia come polvere stabile a temperatura ambiente. Solo quando il paziente aggiunge l’acqua per ricostituirli, il farmaco diventa instabile e va conservato in frigorifero, di solito per un numero limitato di giorni.
Il caldo estivo può rendere pericoloso un farmaco ‘normale’
Non serve un difetto di fabbrica: un’esposizione prolungata a temperature elevate può alterare le caratteristiche organolettiche e farmacologiche di un medicinale anche comune, motivo per cui l’AIFA sconsiglia di lasciare i farmaci in auto o in borse non termiche durante l’estate.
Riferimenti: Farmacopea Ufficiale Italiana, AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), Decreto Legislativo 219/2006, “Il Prontuario delle forme farmaceutiche alterabili/manipolabili” — Progetto regionale di farmacovigilanza attiva SOFARE, Regione Emilia-Romagna (agg. gennaio 2022)
Nota: queste informazioni hanno finalità divulgativa generale. Gli esempi di principi attivi citati sono tratti da “Il Prontuario delle forme farmaceutiche alterabili/manipolabili” (Progetto SOFARE, Regione Emilia-Romagna), che raccoglie le indicazioni ufficiali delle schede tecniche (RCP) per singolo farmaco: il prontuario è pensato per operatori sanitari e strutture convenzionate, non sostituisce il parere del medico o del farmacista. Per qualsiasi dubbio su un farmaco specifico, il riferimento è sempre il foglietto illustrativo o il parere del medico/farmacista.
Per consultare il Prontuario SOFARE per intero (l’elenco completo copre centinaia di principi attivi): Il Prontuario delle forme farmaceutiche alterabili/manipolabili — AUSL Parma / Progetto SOFARE
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